Il villanoviano
Numerose testimonianze archeologiche dimostrano come già nella prima fase della loro
storia, il villanoviano,
gli Etruschi abitassero il territorio di Massa
Marittima. Intorno al Lago dell’Accesa, infatti, le ricerche hanno
messo in luce una vasta necropoli, suddivisa in cinque aree principali,
usata a partire dalla fine del IX fino alla metà del VII secolo
a.C. e riutilizzata nel corso del VI secolo a.C. Anche se per il momento
mancano le tracce dell’abitato corrispondente alla necropoli,
la presenza di questa indica l’esistenza già dal IX secolo
a.C. di un insediamento nella zona, probabilmente formato da capanne
costruite con un’intelaiatura di pali di legno, rivestiti di rami
e argilla per le pareti e di saggina per il tetto. Di questo abitato
sono sconosciuti sia il nome etrusco sia le vicende storiche, ma per
la sua posizione è probabile che esso fosse dipendente dalla
città di Vetulonia,
che dista pochi chilometri dal Lago dell’Accesa ed è a
questo collegata tramite la valle del fiume Bruna, emissario del lago.
La sua nascita è senza dubbio da collegarsi alla vicinanza di
aree minerarie, sfruttate ancora fino a pochi anni fa.
I riti funerari testimoniati dalla necropoli villanoviana sono l’incinerazione,
con deposizione in tombe
a pozzetto, e l’inumazione,
con deposizione in tombe a fossa
o a circolo.
Nel primo caso il cadavere era cremato e le ceneri deposte in un cinerario
chiuso da una ciotola, come si può riscontrare,
ad esempio, nelle tombe 5,
8,
9,
11
dell’area di Fosso di Sodacavalli e 1 dell’area di Campo Nuovo. Il cinerario della tomba
7 dell’area di Fosso di Sodacavalli presenta l’ansa spezzata di proposito
per rendere l’ossuario inutilizzabile per altri scopi, secondo
un uso frequente nel villanoviano.
Nel caso del rito funerario dell’inumazione,
di cui la tomba
VII dell’area di Fosso di Sodacavalli
costituisce una delle prime attestazioni per l’Accesa, il cadavere
era sepolto in una fossa scavata nel terreno e ricoperta con pietre e terra.
Nella tomba erano posti gli oggetti del corredo che in alcuni casi, mancando
completamente reperti ossei, come nel caso della
tomba
15 dell’area di Podere del Lago, costituiscono l’unica indicazione del sesso del
defunto.
Nelle deposizioni femminili sono caratteristiche le
fuseruole, che rimandano all’attività della filatura; ventitre esemplari,
ad esempio, sono stati rinvenuti nella tomba
6 dell’area di Fosso di Sodacavalli. Le deposizioni femminili si contraddistinguono
inoltre per la presenza di numerosi ornamenti personali, come vaghi
di collana in pasta
vitrea, spilloni, anelli, pendenti e catenelle
in bronzo, come testimoniano i corredi delle tombe XXVII
dell’area di Fosso di Sodacavalli, XIV
dell’area di Campo Nuovo, del cosiddetto “Ripostiglio
di Valpiana” e
della tomba
III dell’area di Podere del Lago. 
Le deposizioni maschili si riconoscono per la presenza
nel corredo di rasoi
di bronzo (come ad esempio nella tomba
8 dell’area di Fosso di Sodacavalli
e nella tomba
32 dell’area
C) e di armi che identificano il defunto
come guerriero; le sepolture villanoviane dell’Accesa hanno restituito,
ad esempio, punte di lancia e di giavellotto in bronzo ed in ferro (tombe
5,
12
dell’area di Fosso di Sodacavalli; tomba
1 e tomba
XVI dell’area di Campo Nuovo), lame
di coltello e asce in ferro (tomba I dell’area di Podere del Lago).
In particolare quest’ultima sepoltura si distingue per la presenza
di due morsi di cavallo in ferro, oggi perduti, che indicano il possesso
di cavalli da parte del defunto.